Fra Zanobi di Ricco degli Albizi, l’abate di Settimo e i domenicani di Firenze (1322-1323)

Fra Zanobi di Ricco degli Albizi fu un frate domenicano di Santa Maria Novella di Firenze. Ebbe una vita controversa, secondo i documenti trascritti e commentati dal padre Emilio Panella nelle pubblicazioni e nel sito E-theca.net. Per dirla in breve fu espulso dall’ordine nel marzo 1331 per gravissima colpa e divenne monaco benedettino cassinese della Badia nel 1334, dopo aver dato materia e modo a diversi giuristi di accertare se tale passaggio fosse legittimo.

Uomo ricco e di consorteria nota, è citato tuttavia anche da altre carte (inedite). In particolare nel 1322 e 1323 risultava novizio domenicano, prima non professo, protagonista di un’originale transazione con l’abate cistercense di San Salvatore a Settimo.
Nel maggio 1322 infatti fra Zanobi “ante sui professionem”, per rimedio dell’anima, fece all’abate dom. Andrea la donazione fra vivi di un pezzo di terra con casa, pozzo, alberi e altre cose sopra, situato a Firenze nella parrocchia di San Pier Maggiore.

La terra aveva questi confini: a primo via dei Pinti “sive de Convertitis”, a secondo i figli di Giunta di Beccaparola e un certo Geri, a terzo Geri, a quarto la via de Cafaggiolo (via Alfani da Borgo Pinti a via della Pergola) e le Signore del monastero dei Muri, mediante il muro del comune fino al palco della casa del monastero. Erano confinanti inoltre altri privati e l’ospedale di Santa Maria Nova.
Era una bella proprietà e lo dimostra il fatto che nell’atto si parla anche di casolari presso la via di Cafaggiolo concessi da Zanobi “iure libellario” a Banchello tintore, a Ceccherello tessitore e a Buto di Bernado ... i quali avrebbero dovuto continuare a pagare la locazione all’abate di Settimo.

Soprattutto – e qui sta l’originalità – con l’abate e i successori fra Zanobi stabilì un patto: che in cambio del dono gli si pagasse 30 fiorini d’oro l’anno per dieci anni a venire a partire dal primo novembre 1322.
Erano d’accordo e sono citati nell’atto i suoi fratelli figli di Ricco: Albizo, Franceschino, Banco, Pagno e Taddeo.
Inoltre agivano in solido i domenicani fra Pietro Tieri Dietisalvi, fra Iacobo dei Donati, fra Andrea Betti e fra Ranieri degli Scolari.

Sottoscrisse il tutto il notaio Uguccione di Ranieri di Bondone da Firenze, dividendo l’atto in due parti: nella prima rogò nel popolo di ser Michele Visdomini a Cafaggiolo nella casa “et loco” in città di San Salvatore a Settimo, presenti fra Andrea Betti citato, Giano del fu Lando degli Albizi da San Pier Maggiore e Tura di Pugliese da Sant’Ambrogio; nella seconda parte scrisse la presa di possesso della terra donata, testi ser Lapo Gianni de Ferrall., Gilio Ricchi e altri.

La sorte dei 30 fiorini annui, da pagare da parte dell’abate di Settimo, diventa ancor più curiosa quando l’anno dopo 1323 il priore di Santa Maria Novella, fra Niccolò da Signa, con il consenso del capitolo, emise e confermò una procura a favore del novizio fra Zanobi per cedere in vendita, al prezzo di 400 fiorini d’oro, proprio tale emolumento.
La motivazione era “ex eo fore utilia dicte ecclesie et capitulo et conventui dicti loci et ecclesie” ... per “providere de mobilibus, immobilibus vel tesauris eorum”.

Nella procura appaiono i nomi numerosi frati – che trovo essere inediti (cfr. le liste del padre Panella in E-theca.net). Furono:

Niccolò da Signa, priore
Grazia
Tommaso Bindi
Giovanni Sigoli
Giovanni Aldobrandini
Lorenzo dei Botticini
Lotto da Settimello
Iacobo da Signa
Giovanni dei Bostici
Taddeo Compagni
Giovanni dei Monaldi
Paolo di Santa Croce
Roggeri degli Acciaiuoli
Francesco Arrighi
Lotto dei Rigaletti
Francesco Arcangeli
Iacobo dei Cavalcanti
Giovanni dell’Ancisa
Simone dei Cornacchini subpriore
Barone
Emanuele
Bene
Ardingo degli Ardinghi
Bonfantino dei Bonfantini
Masino
Girolamo
Giovanni da Petroio
Beliotto dei Donati
Pietro Buontalenti
Ugolino dei Minerbetti
Giovanni Catalani
Ambrogio
Uberto da Barberino
Agostino
Bartolomeo Foraboschi
Luca dei Mannelli
Bernardo Bernardoni
Uberto Donati
Giovanni dei Villanuzzi
Benedetto da Perugia maestro degli studenti
Piero Romano
Bernardo da Orvieto
Neri da Orvieto
Arrigo da Todi
Corrado da Todi
Pieruzzo
Dietalievi da Perugia
Bulgaro da Perugia
Raineri Giordani
Giovanni Clerici da Pisa
Ranieri Granci da Pisa
Taddeo da Montepulciano
Napoleone da Pistoia
Benedetto aretino
Matteo da Narni
Bartolomeo da Spoleto
Cristiano teotonico
Arrigo di Baviera
Alberto de Polonia
Matteo da Milano
Paolo “de Rengno”
Carlo “de Regno”
Filippo greco
Angelo da “Noceria”
Bernardo Mutini
Francesco da Toscanella baccelliere
Angelo da Toscanella
Pietro da Pistoia

Testimoni furono Cennino di Giovanni da Santa Maria Novella, Lapo Bencivenni da San Giorgio e Iacobo Borghi sempre del popolo di Santa Maria Novella.

Nel dicembre dello stesso anno fra Zanobi, ancora novizio, si avvalse della procura e vendette al fratello Franceschino l’assegnamento dei 30 fiorini d’oro.
Ricevette i 400 fiorini richiesti; il fratello da parte sua ebbe la facoltà di pretendere dall’abate di Settimo proprio i 30 fiorini.

Paola Ircani Menichini, 23 gennaio 2026. Tutti i diritti riservati.




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